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I p e r c u l t u r a

Crocevia di arti e scienze.

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SIAMO SOLI NELL’UNIVERSO ?
di Giuseppe Sperlinga.

In questo articolo il Prof. Giuseppe Sperlinga, biologo naturalista e vice presidente dell'Associazione "Stelle e ambiente" illustra da un punto di vista strettamente scientifico le probabilità statistiche dell'esistenza della vita intelligente nell'Universo. Ricorda anche il messaggio inviato verso le stelle in formato binario dal radiotelescopio di Arecibo nel 1974, e discute tutti i problemi socio-culturali conseguenti ad una eventuale risposta, citando anche il cosiddetto "paradosso di Fermi". Si è ritenuto opportuno tuttavia, in una breve nota a fondo pagina, esprimere il nostro parere favorevole a quella percentuale di "casi ufologici" che le autorità militari di molti paesi hanno qualificato come irrisolti, diversamente dal netto scetticismo dell'autore, che comunque ringraziamo per il suo prezioso contributo scientifico.

Pleiadi Roma, Campo de’ Fiori, è il 17 febbraio del 1600, un eretico viene arso vivo, con il morso alla bocca per impedirgli di parlare, dopo la condanna a morte inflitta dall’Inquisizione cattolica: è Giordano Bruno, 52 anni, filosofo campano di Nola e frate domenicano. Tra le accuse, quella di credere nella pluralità dei mondi abitati.
Il processo contro Giordano Bruno durò ben sette anni (pure a quei tempi la Giustizia procedeva a passo di lumaca). Inizialmente, nel 1593, il filosofo nolano è posto sotto accusa dall’Inquisizione veneziana, dalla quale riesce abilmente a difendersi, negando, tacendo e, persino, mentendo, a giustificare le differenze fra le sue idee e i dogmi cattolici con il fatto che un filosofo, ragionando secondo «il lume naturale», può pervenire a conclusioni discordanti con le materie di fede, ma ciò non significa che per questo debba essere considerato un eretico. Giordano Bruno, però, dovrà fare i conti con l’agguerrita Inquisizione romana, la quale, chiesta e ottenuta la sua estradizione, lo rinchiude nelle carceri del Palazzo del Sant'Uffizio di Roma. Qui, sarà sottoposto anche a tortura, ma egli non rinnegò mai i fondamenti della sua filosofia, perché ribadì l'infinità dell'universo, la molteplicità dei mondi, la non generazione delle sostanze e il moto della Terra, spiegando che «il modo e la causa del moto della Terra e della immobilità del firmamento sono da me prodotte con le sue raggioni et autorità e non pregiudicano all'autorità della divina scrittura». All'Inquisitore che gli contesta che nella Bibbia è scritto che la «Terra stat in aeternum» e il Sole nasce e tramonta, replica seccamente che vediamo il Sole «nascere e tramontare perché la Terra se gira circa il proprio centro». Alla contestazione che la sua posizione contrasta con «l'autorità dei Santi Padri», risponde che quelli «sono meno de' filosofi prattichi e meno attenti alle cose della natura». Il 12 gennaio 1599, il Nolano è invitato ad abiurare otto proposizioni eretiche, nelle quali erano comprese la sua negazione della creazione divina e dell’immortalità dell’anima, la sua concezione dell’infinità dell’universo e del movimento della Terra, dotata anche di anima, e di concepire gli astri come angeli. Egli è disponibile all’abiura, ma pone una condizione, quella che le sue proposizioni siano riconosciute eretiche non da sempre, ma solo ex nunc, condizione che è respinta dai cardinali inquisitori, tra i quali Roberto Bellarmino, Dottore della Chiesa, venerato come santo e tra gli accusatori, nel primo processo del 1616, di Galileo Galilei, il padre della Scienza moderna reo di essere un convinto sostenitore della teoria copernicana eliocentrica.
L'8 febbraio del 1600 Giordano Bruno è costretto ad ascoltare inginocchiato la sentenza di condanna a morte per rogo. Si alza e, rivolgendosi ai giudici, dirà la storica frase: «Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam» («Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla»). Rifiuterà i conforti religiosi e il crocefisso, il 17 febbraio, con la lingua in giova, cioè strettamente serrata da un morso perché non possa parlare o lanciare maledizioni, morirà bruciato vivo in Campo de’ Fiori.
Da quel tragico rogo sono trascorsi tre secoli e mezzo, il Santo Uffizio non esercita più poteri di vita o di morte nei confronti di coloro i quali si chiedono: quali sono le possibilità che nell’Universo esistano altri pianeti abitati da esseri intelligenti in grado di costruire case, telescopi, sonde spaziali? Esistono altrove creature che si pongono le nostre stesse domande: siamo soli nel cosmo? E, in caso di risposta affermativa, è possibile un contatto via radio? In tal caso, quali sarebbero le conseguenze sul piano psicologico e religioso? Tra i numerosi contributi finalizzati a dare una risposta a tali quesiti, merita di essere citato il recente seminario “La guerra dei mondi”, tenutosi nell’aula centrale del Dipartimento di Biologia Animale dell’Università di Catania, cui hanno partecipato e fornito un valido apporto di idee e spiegazioni scientifico-culturali un astronomo, il prof. Giovanni Strazzulla, direttore dell’Inaf-Osservatorio Astrofisico di Catania, e un biologo, il prof. Guglielmo Longo, docente del Dipartimento di Biologia Animale dell’Università, con il coordinamento dei professori Sara Gentile e Alfredo Petralia, entrambi docenti dell’ateneo catanese.
L’ipotesi dell’esistenza di altre forme di vita è, oggi, ritenuta dalla comunità scientifica internazionale plausibile, sia pure in una gamma di posizioni che vanno da “non impossibile”, “possibile”, “probabile”, “molto probabile”.
In questo campo, la NASA, l’ente spaziale statunitense, è impegnata da tempo con il progetto SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence, programma di ricerca di intelligenze extraterrestri). Come si fa, infatti, a escludere a priori l’esistenza di vita intelligente nella nostra galassia, la Via Lattea, che è formata da più di 200 miliardi di stelle, e nell’universo popolato da miliardi di galassie? Nel suo libro “Viaggio nella Scienza, dal Big Bang alle biotecnologie” (Arnoldo Mondadori), l’ottimo Piero Angela fa giustamente osservare che, considerato che esistono leggi generali che valgono in tutto l’Universo, si può ragionevolmente sostenere che un determinato fenomeno avvenuto in un certo punto possa verificarsi, a parità di condizioni, pure in un altro. Premesso questo e valutando le probabilità di esistenza di altri mondi dal punto di vista statistico, egli cerca di tracciare due “curve”: una ottimistica, l’altra pessimistica. Gli ottimisti ritengono che la Via Lattea possegga 300 miliardi di stelle, per il pessimista sono soltanto 100 miliardi. Ma quante di queste stelle possono avere un sistema solare simile al nostro? Gli ottimisti dicono che dovrebbero essere 5 miliardi, i pessimisti ritengono appena 100 milioni. Alla domanda: “Quanti sono i sistemi solari con un pianeta alla giusta distanza dalla stella?” gli ottimisti rispondono che sono 1 miliardo, mentre i pessimisti pensano che siano non più di 10 milioni. E quanti sono i pianeti che potrebbero ospitare forme di vita elementari, tipo batteri? Sempre 1 miliardo per gli ottimisti, 1.000 per i pessimisti. Altro quesito: quanti sono i pianeti sui quali, partendo da forme di vita di tipo batterico avrebbero potuto svilupparsi forme di vita di tipo pluricellulare? 700 milioni, dicono gli ottimisti, 50 ritengono i pessimisti. Stringiamo ancora di più il cerchio delle nostre domande e chiediamoci quale potrebbe essere il numero dei pianeti sui quali, partendo da forme di vita di tipo pluricellulare, avrebbero potuto svilupparsi forme intelligenti. Sono 600 milioni, dicono gli ottimisti, soltanto uno per i pessimisti. E, ancora, per gli ottimisti tutti e 600 milioni di tali pianeti potrebbero sviluppare una civiltà tecnologica, appena 0,05 rispondono i pessimisti. E, per concludere, per gli ottimisti dovrebbero esserci nella sola nostra Galassia 600.000 pianeti sui quali esiste, oggi, una civiltà tecnologica, appena 0,0000001 per i pessimisti. E nell’Universo qual è il numero di civiltà tecnologiche? 60 milioni di miliardi, ritengono gli ottimisti, sarebbero non più di 10.000 per i pessimisti. Come è facile dedurre, neppure il più ostinato dei pessimisti ritiene zero la probabilità che nella Via Lattea non esista un pianeta che ospiti una civiltà tecnologicamente evoluta come o superiore alla nostra. Ma quante potrebbero essere le civiltà extraterrestri esistenti nella nostra Galassia con le quali potremmo pensare di entrare in contatto? Negli anni Sessanta tentò di dare una risposta il radioastronomo americano Frank Drake, il quale elaborò un’equazione che è, ancora oggi, considerata valida e degna di credibilità. Secondo Drake, per avere un’idea di quante civiltà tecnologiche sono presenti nella Via Lattea (N), occorre moltiplicare il tasso di formazione stellare nella Galassia (R*=10 per anno) per il numero delle stelle che possiedono pianeti (fp=0,5), per il numero di pianeti di tipo terrestre (ne=2), per il numero di pianeti che hanno sviluppato la vita (fl=1), per il numero di pianeti sui quali la vita evolve in forme intelligenti (fi=0,01), per la frazione di pianeti sui quali si afferma una civiltà tecnologica in grado e con la volontà di comunicare (fc=0,01) e, infine, per la stima della durata di queste civiltà evolute (L=10.000 anni). Sviluppando l’equazione di Drake con questi parametri si calcola che sono 10 le civiltà extraterresti evolute presenti nella nostra Galassia. Altre stime dei parametri, altrettanto plausibili, danno risultati molto più grandi. Ponendo, per esempio, R*=20 per anno, fp=0.1, ne=0.5, fl=1, fi=0.5, fc=0.1 e L=100.000 anni, si ottiene N=5.000 civiltà oltre la nostra presenti nella Via Lattea. Al contrario, valori più pessimistici danno risultati di N minori di uno, ma ciò non può essere valido per la nostra Galassia per il semplice motivo che in essa esiste almeno una civiltà tecnologica, cioè la nostra. Finora abbiamo una sola certezza: l'unico valore di N dato dalle osservazioni è 1, vale a dire che è la nostra civiltà l'unica a noi nota.
Radiotelescopi Le stime più ottimistiche, invece, entrano in rotta di collisione con il paradosso di Fermi: se esistono tante civiltà in grado di mettersi in contatto con noi, perché questo non è ancora avvenuto? Sosteneva, infatti, il grande fisico italiano: dove sono tutti quanti? Se ci sono così tante civiltà evolute, perché non abbiamo ancora ricevuto prove di vita extraterrestre come trasmissioni di segnali radio, sonde o navi spaziali? Una situazione davvero paradossale dovuta al netto contrasto tra la convinzione supportata da stime come quella di Drake che non siamo soli nell'universo e il fatto che i dati osservativi non sono in accordo con tale convinzione. Probabilmente, le nostre convinzioni o la comprensione e l’elaborazione dei dati osservativi deve essere errata o incompleta.
Ma quali potrebbero essere le possibili soluzioni del paradosso di Fermi, da quella più pessimistica a quella più ottimistica? Prima soluzione. Siamo soli nell’Universo, cioè che la probabilità che la vita si evolva spontaneamente nel cosmo e si evolva fino a portare a una civiltà evoluta sia estremamente bassa. Una tesi, questa, che può essere smantellata ipotizzando che la vita non debba essere come quella presente sulla Terra e che non debba necessariamente basarsi sulla chimica del carbonio.
Seconda soluzione. Le civiltà evolute hanno breve durata. E’ stato detto che un parametro dell'equazione di Drake è la durata media delle civiltà tecnologicamente evolute e in grado di comunicare con noi. Ebbene, negli anni Sessanta si stimò una durata di dieci anni perché, appunto, l’unica civiltà nota, ossia la nostra, comunicava via radio all’incirca da una decina d’anni. Parimenti, oggi si può considerare questo parametro pari a cinquanta anni. Inoltre, va considerato il fatto che una civiltà può scomparire per cause dovute sia a eventi catastrofici naturali, quali l’impatto di una meteora o di un asteroide sul nostro pianeta in grado di provocare un’estinzione di massa, sia a motivi culturali, perché la nostra civiltà dispone da decenni dei mezzi necessari per estinguersi.
Terza soluzione. Esistono altre civiltà, ma sono troppo lontane. L'universo è infinitamente grande e la massima velocità raggiungibile è quella della luce, che è di 300.000 km/s. La luce, infatti, impiega poco più di 2 milioni di anni per arrivare alla galassia più vicina, che è quella di Andromeda. È, dunque, possibile che esistano altre civiltà evolute e desiderose di comunicare, ma sono isolate dalle enormi distanze intergalattiche.
Quarta soluzione. Esistono ma non comunicano o non vogliono comunicare. Non è da escludere, infatti, che una civiltà possa sviluppare la tecnologia adatta, ma non abbia il desiderio di cercare di comunicare con altri mondi per tutta una serie di motivi che vanno dalla paura di noi al timore che un contatto diretto possa nuocere a noi o a loro.
Messaggio di Arecibo - 1974 Quinta e ultima soluzione. Non siamo in grado di ricevere le loro comunicazioni. Finora i nostri tentativi di comunicare con altri mondi si sono basati sull'utilizzo di onde elettromagnetiche, mentre altre civiltà potrebbero utilizzare mezzi di comunicazione basati sui neutrini (particelle prive di carica elettrica e di massa quasi trascurabile) oppure sulle onde gravitazionali. Attualmente, l’uomo dispone di rivelatori di neutrini e di onde gravitazionali in grado di misurare tali ipotetici segnali, ma solo se sono particolarmente intensi. Rimanendo nel campo delle onde radio, va ricordato che le microonde emesse da quando si è sviluppata la televisione si stanno ancora allontanando da noi alla velocità della luce in tutte le direzioni dello spazio. Lo spazio all’interno del quale queste informazioni sono ricevibili (la cosiddetta “sfera di Marconi”) e il suo raggio in anni luce coincide con il periodo in anni dal quale le trasmissioni si sono iniziate. Nel nostro caso, il valore di questo raggio è di circa 50 anni luce. In altre parole, i nostri segnali radiotelevisivi non sono ancora usciti dalla nostra Galassia, che ha un diametro di 100.000 anni luce e la Terra si trova a 300.000 anni luce dal centro galattico.
Il progetto SETI è un ambizioso programma finalizzato alla ricerca sistematica di trasmissioni intelligenti provenienti dallo spazio. I segnali radio sono ricevuti dal radiotelescopio di Arecibo (Portorico) e analizzati da una rete di migliaia di computer, il SETI@home, di partecipanti volontari. Finora, non è stato rilevato alcun segnale, anche se è stato fatto notare che modulazioni più evolute, come quelle digitali, sono sempre più difficili da riconoscere come portatrici di informazione e quasi indistinguibili dal rumore di fondo. In altri termini, i segnali potrebbero essere arrivati, ma non siamo stati in grado di riconoscerli.
Nel 1974, un messaggio radio è stato trasmesso nello spazio durante la cerimonia di inaugurazione del radiotelescopio di Arecibo. È stato indirizzato verso l’ammasso globulare M13 nella costellazione di Ercole, che si trova a 25.000 anni luce di distanza da noi. Esso è composto di 1679 cifre binarie e rappresenta il prodotto di due numeri primi (23 e 73) in modo che chiunque lo riceva e decida di ordinarlo in un quadrilatero potrà farlo soltanto in 23 righe e 73 colonne oppure in 73 righe e 23 colonne. La prima disposizione (23 righe, 73 colonne) produce un disegno senza significato, ma nel secondo modo (73 righe, 23 colonne) essa forma un'immagine nella quale si possono riconoscere le seguenti informazioni (crittogramma di Drake) leggendo da sinistra a destra e dall’alto verso il basso: i numeri da uno a dieci; i numeri atomici degli elementi H, C, N, O, P; la formula degli zuccheri e basi dei nucleotidi del DNA; il numero dei nucleotidi nel DNA; una rappresentazione grafica della doppia elica del DNA; una rappresentazione grafica di un uomo e le dimensioni (altezza fisica) di un uomo medio; la popolazione della Terra; una rappresentazione grafica del sistema solare; una rappresentazione grafica del radiotelescopio di Arecibo e le dimensioni dell'antenna trasmittente.
Il messaggio impiegherà 25.000 anni per raggiungere la sua destinazione e altrettanti anni per un’eventuale risposta: si può affermare che si tratti di un reale tentativo di comunicazione con una specie aliena?
Non mancano i sostenitori della tesi che gli alieni si sarebbero già messi in contatto con noi e sarebbero addirittura tra noi. Anno dopo anno piovono centinaia, migliaia di documenti fotografici su oggetti volanti non identificati (da tutti conosciuti con l’acronimo Ufo) scorrazzare per i cieli di tutti i continenti, osservati e ripresi da tutti. Peccato che mai siano capitati a portata dei telescopi di astronomi professionisti e dilettanti. Avvistamenti di ufo sono stati segnalati pure a Catania. Qualche anno fa, il quotidiano locale titolò in prima pagina, a caratteri cubitali, con tanto di foto, l’avvistamento di un ufo sui cieli della città. Il giorno dopo arrivò puntuale il chiarimento: l’ufo visto e fotografato da molti altro non era che un pallone pieno di gas trasportato dal vento ad alta quota, rilasciato durante i festeggiamenti di San Sebastiano nella vicina Acireale. E’ fin troppo evidente, dunque, che argomentazioni che riguardano l’avvistamento di oggetti volanti misteriosi a sostegno di presunte astronavi con alieni a bordo difficilmente possono essere presi sul serio. Anzitutto, perché in molti casi si è trattato di collaudi di aeromobili coperti da segreto militare.
Ma vi sono pure coloro i quali ritengono che ritrovamenti di antichi oggetti o rappresentazioni artistiche (i cosiddetti “Oopart”, acronimo che indica reperti archeologici fuori posto, cioè reperti che non sarebbero potuti esistere nell’epoca cui si riferiscono) documenterebbero l'arrivo di civiltà evolute sulla Terra in epoche passate. Tra le prove portate da costoro, la misteriosa “Batteria di Baghdad” (manufatto persiano del III sec. a.C. - III sec. d. C. ) o le presunte sagome di aerei ritrovati in antichi edifici sudamericani. E’ stato ampiamente dimostrato che pure tali ipotesi non hanno alcun riscontro scientifico serio e razionalmente accettabile [v. nota del redattore a fondo pagina].
Al di là del ciarpame pseudoscientifico ammannito quasi quotidianamente dagli ufologi, una cosa è certa: non siamo soli nell’Universo. Allora ci si domanda: il giorno in cui dovessimo essere in grado di comunicare con altre civiltà extraterrestri come reagirebbero gli umani che popolano questo pianeta? Ciò potrebbe provocare shock culturali e crisi religiose? Molti ritengono che un segnale extraterrestre provocherebbe un forte trauma, paragonabile a quello che si verificò ai tempi di Copernico, quando l’uomo provò smarrimento e disorientamento a causa della perdita della centralità dell’uomo nell’universo. In altre parole, la scoperta di altre intelligenze in altre parti del Cosmo metterebbe in crisi la presunta superiorità e unicità dell’Uomo nei confronti del Creato.
Chi scrive è di avviso contrario, perché ritiene che la nostra cultura ne uscirebbe semmai rafforzata e non sconfitta proprio perché sarebbe stata capace di compiere un’impresa straordinaria. La cultura del nostro tempo, quella che si basa sulla conoscenza scientifica e non sui miti e sulla metafisica, già da tempo dà per scontato che la vita può essere sorta altrove nell’universo e un eventuale messaggio extraterrestre costituirebbe una conferma del progresso scientifico degli ultimi decenni.
E’, infine, condivisibile, il pensiero del teologo Theodore M. Hesburgh, quando afferma che “la proposta di ricerca di civiltà extraterrestri è anche una ricerca per conoscere e capire Dio attraverso le sue opere, trovare altri esseri, oltre a noi stessi, significherebbe conoscerlo ancora meglio”.
La religione, che è riuscita a sopravvivere a Galileo Galilei, a Charles Darwin e al Big Bang, sarebbe già pronta, dunque, ad accogliere anche le civiltà extraterrestri.

Nota. Si ringrazia il prof. Sperlinga per il suo interessante e dettagliato contributo. Tuttavia ci permettiamo di dissentire circa il suo scetticismo nei confronti dei tanti ancora irrisolti misteri di ordine ufologico (anche considerando solo e unicamente quelli ufficialmente studiati dai servizi militari di molte nazioni). Per quanto riguarda inoltre i cosiddetti "oopart", obiettivamente non ha completamente torto: in età alessandrina e romana, nei secoli a cavallo la nascita di Cristo, vi furono segnali di una incipiente rivoluzione tecnologica e industriale (poi arenatasi perchè l'eccessiva povertà della popolazione non diede agli imprenditori alcuno stimolo alle innovazioni). Meraviglie tecnologiche quali la "pila di Bagdad", il planetario di Antikitera o l'Eolipila (il primo motore a vapore della storia, costruito da Erone) furono il frutto del livello tecnologico raggiunto dagli scienziati antichi, ma rimasero solo riservati a pochi, senza alcuna conseguenza socio-economica nella civiltà ellenistico-romana. Probabilmente anche ad. esempio i telescopi utilizzati nel mondo antico persino dagli astronomi Babilonesi, di cui rimangono ancora in alcuni musei le lenti in vetro, possono considerarsi frutto delle conquiste tecniche degli Antichi, ancora oggi troppo sminuiti. Discorso diverso tuttavia potrebbe farsi in molti altri casi più controversi, come riguardo ad alcuni curiosi monili d'oro ritrovati in alcune tombe Colombiane. Sembrano "uccelli" o "insetti" ma presentano alcune stranezze: le loro ali sono sotto il loro "addome", caratteristica che nessuno uccello o insetto possiede in natura, e la loro "coda" ha un aspetto identico a quello dei jet militari, con alettoni e timoni direzionali. Recentemente alcuni studiosi americani hanno riprodotto in scala maggiore - seguendone fedelmente la sagoma - qualcuno di questi "uccelli" ed hanno dimostrato che erano in grado di decollare e mantenersi in volo, pur mantenendo le ali rigide. Uccelli o aerei antichi dunque ? Sopravvivenze di antiche civiltà avanzate poi scomparse oppure tecnologie di "altri mondi", come suggeriscono tanti curiosi testi mesopotamici, egizi, indiani, ecc. ? All'occhio di un osservatore ben informato e non prevenuto il dubbio potrebbe anche nascere e permanere, in omaggio se non altro alla stessa filosofia di Giordano Bruno. (Per approfondire la questione si suggerisce un interessante documentario trasmesso recentemente da "History Channel" e già disponibile su Youtube: Enigmi alieni: gli indizi ).



Questo articolo è stato inserito il 14 gennaio 2011

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