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E’ TORNATO A SPLENDERE E A FUNZIONARE L’OTTOCENTESCO OROLOGIO SOLARE DEL SACERDOTE SALVATORE FRANCO
di Giuseppe Sperlinga.


Dopo 82 anni di colpevole abbandono, con i frammenti marmorei dimenticati in un angolo del cortile, è tornato a splendere e a funzionare, su una parete della corte del Palazzo Arcivescovile di Catania, un gioiello della gnomonica ottocentesca: il restaurato orologio solare di Salvatore Franco, il sacerdote-scienziato nativo di Biancavilla (nacque nel 1868 e morì a Trieste nel 1934) autore tra l’altro del “Calendario Perpetuo Meccanico”, un ingegnoso strumento premiato con la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 (oggi è esposto al Museo Diocesano di piazza Duomo). A inaugurarlo, dopo mesi di paziente e certosina opera di ricostruzione e restauro conservativo, sotto l’attenta supervisione del geometra Michele Trobia, esperto di Gnomonica e progettista di meridiane e orologi solari, è stato l’arcivescovo metropolita mons. Salvatore Gristina, davanti a un folto e qualificato pubblico di studiosi, astronomi e cultori di Gnomonica, semplici cittadini.
  Collocato originariamente nell’atrio del Palazzo Arcivescovile, il quadrante solare di Padre Franco fu dopo qualche tempo inspiegabilmente rimosso dalla sua parete e i frammenti marmorei accantonati ignobilmente per terra nello stesso cortile. In tempi recenti, il frammento più grande fu recuperato e, per qualche anno, appeso maldestramente sulla parete occidentale della corte di Palazzo degli Elefanti, vale a dire su una parete impropria come orientamento astronomico.
Michele Trobia è stato il principale artefice del recupero dei frammenti marmorei dell’orologio solare di Padre Franco. Si è battuto per anni affinché il quadrante tornasse sulla parete originaria della Corte del Palazzo Arcivescovile, da dove il cardinale Dusmet, uscendo dal suo studio, poteva vedere l’ora. Ma, quando ha avuto inizio la storia del rinvenimento e del recupero di ciò che rimaneva dell’ottocentesca meridiana?
Tutto s’iniziò in un giorno del lontano luglio del 1996, quando Trobia ebbe modo di notare che, in un angolo della corte del Palazzo della Curia Arcivescovile, giaceva un vecchio quadrante solare mal ridotto e con moltissime parti mancanti sia nelle rette orarie sia nelle frasi riportate. Intuì subito che si trattava del quadrante solare del sacerdote Salvatore Franco, opera finanziata da mons. Antonino Caff, Vescovo Ausiliare del Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, Arcivescovo di Catania. Ne parlò con chi scrive e con l’amico comune giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza: da quel momento vari articoli furono pubblicati sul quotidiano La Sicilia e portarono alla ribalta della cronaca l’esistenza di questo vecchio quadrante costruito negli anni tra il 1888 e il 1890. Gli articoli sollecitavano le autorità competenti a prendersi cura dell’orologio e riportarlo, dopo un adeguato restauro, agli antichi splendori, perché potesse essere ammirato e ‘letto’, essendo esso uno strumento di altissimo valore didattico oltre che artistico e storico.
Successivamente, Trobia sottopose il problema dell’ottocentesco orologio di Salvatore Franco all’attenzione dell’arcivescovo pro tempo, mons. Bommarito, che tramite il suo Vicario, mons. Pappalardo, gli fece sapere che si riprometteva di recuperare il quadrante solare e di ricollocarlo nella sede appropriata. Purtroppo, però, difficoltà di ordine generale e le vicende che si susseguirono riguardanti le personalità allora coinvolte, fecero bloccare per qualche tempo il progetto di recupero e di restauro del quadrante. Fra l’altro, proprio in quel tempo, mons. Bommarito lasciò la guida della Diocesi, per raggiunti limiti d’età, e venne così a mancare il più importante punto di riferimento dell’intera operazione, tanto è vero che si rivelarono inutili i tentativi di sollecitarne il recupero attraverso altri articoli su La Sicilia, sempre a firma di Luigi Prestinenza.
Da quel momento, l’oblìo scese sull’orologio solare di Salvatore Franco, tutto tacque per anni, durante i quali il frammento marmoreo più grosso fu addirittura rimosso dalla corte del Palazzo Vescovile per adornare la parete occidentale della Corte di Palazzo degli Elefanti, appeso come un pezzo di antiquariato qualsiasi, fino a quando Trobia, un anno e mezzo fa, torna alla carica e ripropone il problema del recupero e restauro conservativo del quadrante solare all’attuale Arcivescovo Metropolita, mons. Salvatore Gristina. Più precisamente, nel settembre del 2010, egli sottopose le vicende del quadrante solare all’attenzione di mons. Gristina, che comprese subito l’importanza del restauro e, attraverso i suoi diretti collaboratori, avviò le operazioni di recupero e restauro del quadrante solare. Dopo una breve pausa, alla ripresa delle operazioni di restauro, avvenuta nel 2011, altri piccoli frammenti furono ritrovati e custoditi dal signor Gerardo Turchetti, dipendente dello stesso Arcivescovado, dopo di che fu possibile portare a termine il restauro conservativo, che è stato operato dal Laboratorio Conservazione Beni Culturali “Calvagna Restauri” di Aci Sant’Antonio. La costruzione dei vari elementi dello “stilo” (con la sola esclusione della “stella a sette punte”), degli “ortostilo” e del cono di appoggio della lemniscata laterale destra, il loro assemblaggio e ancoraggio sono state opere eseguite, secondo precise indicazioni gnomoniche, dal signor Antonino Allegra.
A questo punto, è d’obbligo fare una digressione di natura storica prima di descrivere il quadrante solare di padre Franco. Nella prima metà dell’800, ogni città aveva un proprio orario regolato sul proprio meridiano. Ciò era sufficiente a regolare le attività di ogni singola comunità. Con l’avvento della ferrovia emersero seri problemi di orari. Ciò perché quando era il mezzogiorno per una città non era il mezzogiorno per un’altra città posta a Est o ad Ovest della prima, a causa del moto apparente del Sole che si sposta da oriente a occidente e che segna il mezzogiorno quando nel suo percorso raggiunge il punto più alto e cioè il Meridiano del luogo. In Italia, nel 1866, vi erano ben sei società ferroviarie, Torino, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Palermo, ciascuna con una propria identità oraria che si riferiva alla stazione di origine. Era necessario ripensare, dunque, il sistema del tempo, soprattutto per le ferrovie che dovevano funzionare con regolarità e sicurezza. All’inizio, infatti, non esistevano che tronchi isolati e l’ora che regolava la loro attività era quella della città principale da cui partiva il tronco ferroviario. Diventando la struttura più complessa, si formarono tante ore ferroviarie quante erano le città principali e nelle stazioni di passaggio da un tronco all’altro si passava dal regime di un’ora a quello di un’altra. Nel 1866, il giovane Regno d’Italia, capitale Firenze e capo del governo Bettino Ricasoli, con il Regio Decreto del 22 settembre 1866, n° 3224, adottò come ora legale per le province peninsulari l’ora del Meridiano di Roma, per la Sardegna e la Sicilia l’ora rispettivamente di Cagliari e Palermo. Il 12 dicembre 1866, le Amministrazioni Ferroviarie, dunque, adottarono un unico orario ferroviario che si riferiva al Tempo Medio di Roma e s’inaugurò dapprima la tratta Messina-Taormina-Giardini, di 47 km, e poi, il 3 gennaio del 1867, il tronco successivo di altri 47 km, che raggiungeva la stazione di Catania Centrale, costruito contro il parere della maggioranza dei catanesi che avrebbero voluto il tracciato ferroviario più a nord della città. Ciò comportò, infatti, lo scempio della scogliera dell'Armisi e, per la prosecuzione verso Siracusa, la costruzione degli Archi della Marina, che avrebbe sottratto ai catanesi la visione e la fruizione di un litorale lavico di incomparabile bellezza.
Soltanto la Sicilia, per regolare i propri orari ferroviari, mantenne il meridiano di Palermo fino al 1893. Nella nostra isola, si verificarono delle discordanze fra l’orario ferroviario, regolato secondo il meridiano di Palermo, e l’orario civile regolato secondo il meridiano di Catania. Nell’ambito regionale, nel 1867, divennero utilissime le Tavole di Riduzione di Francesco Caruso riguardanti gli orari ferroviari per tutte le stazioni della tratta Messina-Catania. Egli riferì gli orari ferroviari di arrivo e di partenza di tutte le stazioni, al meridiano di Palermo. Per esempio, se un treno partiva alle 11,30 (orario di Palermo) significava che con l’orologio di Catania erano le 11h,36m, 28sec. Si leggeva l’ora che non era quella locale ma quella riferita al meridiano di Palermo. Nel 1884, una Commissione internazionale divise la Terra in 24 fusi orari di 15° partendo dal meridiano di Greenwich 0°. Il territorio compreso entro i 15° di longitudine adottò il meridiano centrale del fuso di appartenenza. Tutto così fu regolarizzato e la Sicilia adottò questo nuovo sistema solo nel 1893. Il quadrante di Salvatore Franco riporta le “lemniscate” (caratteristiche forme a “otto”) che indicano il tempo Medio di Palermo su cui erano regolati gli orari ferroviari e le rette orarie del tempo vero riferite al meridiano di Catania e spostate della differenza di longitudine fra Palermo e Catania. In questo modo, con il quadrante solare, Salvatore Franco si proponeva di consentire la determinazione del Tempo Medio di Palermo secondo cui era tabulato l’orario ferroviario, dell’ora del Tempo Medio di Catania corrispondente al Tempo Medio di Palermo, del Tempo Medio di Catania per regolare gli orologi regolati sul Meridiano di Catania e, infine, di determinare, in base alla lettura del Tempo Vero di Catania, quale fosse il corrispondente Tempo Medio di Palermo. Il quadrante di Salvatore Franco si può collocare verosimilmente intorno agli anni dal 1888 al 1890 e dunque in perfetta sintonia con il sistema orario adottato in quel periodo”.
I quadranti od orologi solari, comunemente detti “meridiane” (che invece sono quelle disegnate e costruite sul pavimento di alcune Basiliche e Chiese ad indicare, tra le altre cose, il mezzogiorno vero locale e le date dei Solstizi e degli Equinozi), sono strumenti con i quali il trascorrere del tempo viene misurato con il movimento apparente del Sole che proietta sul quadro l’ombra di uno stilo opportunamente collocato. Il quadrante solare di Salvatore Franco è stato realizzato tra il 1888 e il 1890 con il finanziamento di Monsignor Antonino Caff, Vescovo Ausiliare di Catania, quando Vescovo era il Cardinale Benedetto Dusmet. Esso riporta le ore vere del Meridiano di Catania e le curve a forma di otto, dette “lemniscate”, per la lettura del Tempo Medio di Palermo. Lo stilo era di tipo “polare”, vale a dire disposto in maniera parallela all’asse di rotazione della Terra. Nella parte superiore del quadrante solare è riportata, rigorosamente in latino, la frase “Horologium solarium catanensium adiunctis horarum lineis ad medium panormitanum tempus” (Orologio solare catanese con l’aggiunta delle linee a tempo medio di Palermo), mentre in quella inferiore campeggia la scritta “Dies nostri quasi umbra super terram et nulla est mora. 1° paralip. XXIX, 15” (Come un’ombra sono i giorni nostri sulla Terra e non c’è speranza di ritardarla o fermarla. 1° libro dei paralipomeni paragrafo 29, versetto 15). E, ancora: “Si vis tempus viae ferreae heic horae panormi adiunge min. 6’ 28’’ (Se vuoi il tempo delle ferrovie corrispondente al tempo di Palermo aggiungi 6’ 28’’). Nella ricostruzione e traduzione delle frasi latine, sia di quelle ricavate dalla Bibbia sia di quelle inerenti alla lettura del quadrante solare, Trobia si è avvalso della preziosa collaborazione di uno dei più noti gnomonisti italiani, il latinista sacerdote prof. Alberto Cintio, parroco nella città di Porto S. Giorgio, in provincia di Fermo, nelle Marche.
Oltre al Calendario Perpetuo Meccanico, padre Salvatore Franco progettò altri orologi solari, di cui due, di altissimo pregio e valore storico-didattico, si trovano ancora oggi su una parete dell’Istituto Villa Angela di San Giovanni la Punta, in passato sede estiva del Seminario arcivescovile, ma non più funzionanti perché completamente occultati da una tettoia e da un muro perimetrale che non consentono ai raggi solari di raggiungerli. I quadranti solari di Salvatore Franco meriterebbero di essere recuperati e riportati agli antichi splendori per essere onorati da quanti hanno a cuore questi strumenti che silenziosamente insegnano tanto e per onorare ancora di più un sacerdote, un uomo, che seppe onorare la sua Chiesa con questi piccoli grandi strumenti che costruiva con passione senza mai scordarsi, ricordandolo con le citazioni sugli orologi solari, di essere un uomo di Dio. Franco mai nulla chiese e fu amato e benvoluto dal cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, Arcivescovo di Catania, e dal suo Vicario, mons. Antonino Caff, che ne finanziava le opere. Pure il successore di Dusmet, il cardinale Giuseppe Francica Nava, stimava Salvatore Franco e ne finanziò, nel 1900, il viaggio a Parigi per partecipare all’Esposizione Universale col suo Calendario perpetuo meccanico, che gli valse l’assegnazione della medaglia d’oro.
Questa la storia del complesso e tormentato progetto di recupero e di restauro dell’ottocentesco quadrante solare di Salvatore Franco che, dopo quasi 120 anni, potrà essere di nuovo ammirato in tutto il suo splendore e studiato da quanti ne vorranno comprendere tutto ciò che esso “silenziosamente ci dice”.

Note. Frasi riportate sul quadrante solare nella parte superiore:
HOROLOGIUM SOLARIUM CATANENSIUM ADIUNCTIS HORARUM LINEIS AD MEDIUM PANORMITANUM TEMPUS ( (OROLOGIO SOLARE CATANESE CON L’AGGIUNTA DELLE LINEE A TEMPO MEDIO DI PALERMO)

Frasi riportate sul quadrante solare nella parte inferiore:
DIES NOSTRI QUASI UMBRA SUPER TERRAM ET NULLA EST MORA <1° PARALIP. XXIX. 15> (COME UN’OMBRA SONO I GIORNI NOSTRI SULLA TERRA E NON C’E’ SPERANZA DI RITARDARLA O FERMARLA. 1° LIBRO DEI PARALIPOMENI PARAGRAFO 29, VERSETTO 15).
Col nome greco di “Paralipomeni”, vale a dire “delle cose tralasciate” dai precedenti Libri dei Re, erano conosciuti i due Libri oggi chiamati “Libri delle Cronache”. Questo fu il nome dato ad essi a partire dal XVI sec. nella traduzione latina della Bibbia.

SI VIS TEMPUS VIAE FERREAE HEIC HORAE PANORMI ADIUNGE min. 6’ 28’’.

Si ringrazia il Prof. Giuseppe Sperlinga per la pubblicazione del suo articolo in questo sito. Tutte le foto sono state scattate dall'autore. Il loro utilizzo non è libero ma è eventualmente subordinato al consenso del loro proprietario.


Questo articolo é stato inserito il 27 giugno 2012


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