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Crocevia di arti e scienze.

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IL CONTRIBUTO DELLA NUMISMATICA ALLA STORIA
di Giuseppe Burgio.

(articolo originariamente pubblicato sulla Tribuna del collezionista, n. 216, Novembre 1994).


Tramite lo studio delle monete antiche gli studiosi possono desumere importanti informazioni sulla vita socioeconomica del passato, quali l'intensità e l'estensione dell'attività commerciale, lo stato della situazione finanziaria, il livello di diffusione degli scambi in moneta rispetto al baratto, ed altro ancora. Per quanto riguarda la Sicilia, uno dei maggiori esperti di numismatica medievale e moderna, Rodolfo Spahr, ci ha lasciato studi di fondamentale importanza, che tuttavia - tramite i rinvenimenti avvenuti dopo di lui - possono ancora essere suscettibili di correzioni e aggiornamenti.

Tarì arabo-normanno In questi ultimi decenni sono stati pubblicati molti articoli e libri di numismatica. Se è vero che le monete sono dei documenti storici, possiamo affermare che la storia si è arricchita di nuove pagine che danno un solido contributo a comprendere eventi di certi periodi. A dimostrazione di questa affermazione vi è, per esempio, l'osservazione fatta dallo storico-numismatico prof. Giacomo Manganaro che spiega le emissioni di monete d'oro di Siracusa greca in coincidenza di grandi battaglie fatte dai Siracusani e, quindi, la necessità di pagare i mercenari con metallo più pregiato (rapporto 1 oro, 12 di argento).
I più validi libri di numismatica siciliana pubblicati fino ad oggi, sono i due volumi di Rodolfo Spahr, uomo svizzero, vissuto per molti decenni a Catania, che ha dedicato la vita al suo hobby “La monetazione siciliana”, tanto da diventarne un vero maestro.
Il primo volume pubblicato nel 1959 tratta: “Le monete siciliane dagli Aragonesi ai Borbonici (1282 – 1836)” ed il secondo volume pubblicato nel 1976 tratta: “Le monete siciliane dai Bizantini a Carlo I D'Angiò (582 – 1282). possiamo dire che nei libri di Spahr abbiamo tutta la storia della Sicilia tramite le monete, ad eccezione del periodo classico, il Greco ed il Romano-Siciliano, arco di tempo questo che dovrebbe essere trattato più da un docente di numismatica antica che da un cultore.
I due volumi dello Spahr hanno tutti i vantaggi che può avere un testo storico, compresa la facilità nella consultazione, nonché il numero delle pagine (il primo di 235 ed il secondo di 295) che ne fanno dei volumi abbordabili anche economicamente.
Per chi legge il volume “Dai Bizantini a Carlo I D'Angiò”, nota come nella monetazione bizantina vi sono molte monete d'oro (solidi gr. 4.20, semisse 1.90 e tremisse 1.20) niente monete in argento e molte monete di rame.
E' giusto far rilevare che la monetazione bizantina ricalca quella romana del Basso Impero con l'aureo non del peso di 8 g. come al tempo di Augusto, ma di g. 4.50 circa come quello di Costantino il Grande. Nel Basso Impero la moneta in argento era scomparsa, mentre di monete di rame ve ne erano in abbondanza, proprio come nell'età bizantina.
Con l'occupazione araba della Sicilia, la monetazione cambia completamente. La moneta di rame scompare lasciando il commercio all'oro (Robai gr. 0.92) e a pochi e piccoli argenti (Kharnubah, gr. 0.22). Ciò significa che nel mondo arabo il popolo per le compere doveva usare il baratto.
Con la venuta dei Normanni in Sicilia poche cose cambiarono, dato che, essendo i conquistatori numericamente molto pochi, cercarono di farsi amica la popolazione lasciando alla guida dell'amministrazione i dotti arabi – ed anche gli zecchieri.
Non c'è da meravigliarsi se i Normanni cristiani, incaricati dal Pontefice di sostituire al Dio maomettano il Dio cristiano, lasciano nei Tarì: “...Maometto è l'inviato da Dio...” unitamente alla croce di Cristo.
La monetazione normanna, pur restando di tipo araba – i Robai si chiamano Tarì, ma sempre dello stesso peso – si arricchisce di molte monete di rame. Quest'aggiunta è stata una necessità per il piccolo commercio della popolazione, forse consigliata dagli stessi Arabi, dato che avevano notato la necessità di tale moneta.
Augustale di Federico II Allorché gli Svevi sono creati imperatori come tali fanno sfoggio dell'Aquila Imperiale Romana, anche nelle monete siciliane. E l'Aquila Imperiale Romana resterà come stemma, cosa strana, non della città di Roma, ma della città di Palermo.
L'imperatore Federico II adotta il sistema monetale romano. Egli si sente discendente – almeno spiritualmente – dell'Imperatore Augusto e come tale fa coniare degli ori che chiama “Augustali”, con la sua immagine, del peso di gr. 5.20. L'augustale, anche se di peso più basso di quello di Augusto (gr. 8.17) è superiore a quello di Costantino il Grande (gr. 4.50).
A Roma, inoltre, circolavano il Denaro ed il ½ Denaro (o Quinario) di argento. E Federico fa coniare il Denaro ed il ½ Denaro d'argento, anche se di peso notevolmente inferiore (gr. 0.80).
Ed è veramente straordinario che la monetazione di un Imperatore, anche se tedesco, ritornasse all'antica bellezza con i metalli nobili. In seguito, verso il 1230, l'Imperatore ha necessità di oro e di argento per pagare le sue ininterrotte guerre, in Italia ed in Germania. Così fa ritirare dalla circolazione le monte d'oro, facendole sostituire con dei Denari di bassissima lega (1/60).
Il disordine nel peso delle monete d'oro e la loro brutta coniazione, dimostrano chiaramente il caos legislativo che vi era nel regno dei successori dell'ultimo grande Imperatore Italiano – o forse sarebbe meglio dire Siciliano.
Corrado I, Corrado II e Manfredi mantengono la stessa monetazione fatta di Tarì, Denari e ½ Denari.
Nel libro dello Spahr non di tutti i denari svevi sono riportati i mezzi denari, ma sicuramente esistevano, tanto che spesso si riscontrano in diverse collezioni private.
Anche Carlo I d'Angiò nel suo breve regno di Sicilia (1266-1282), continuò la politica monetale degli Svevi.
Carlo I fece coniare una moneta in oro dello stesso peso e stile dell'Augustale di Federico II, che chiamò Reale, dato che lui non era imperatore ma solo re.
Una differenza sostanziale fra le due monetazioni consiste che nella angioina, a differenza della sveva, esiste il Quadruplo, il Triplo, il Doppio ed il Denaro, mentre sembrava sconosciuta fino a qualche tempo fa, l'esistenza del ½ Denaro, di cui invece almeno un esemplare si trova in qualche collezione.
La moneta in oggetto è il ½ Denaro del n. 37 dello Spahr avente le caratteristiche di mm 11 e peso gr. 0.35, mentre il Denaro è di mm 17 e gr. 0,85.
Con gli Aragonesi, uomini venuti dall'Ovest e non dal Nord come i Normanni, gli Svevi o gli Angioini, la monetazione cambia ancora, ma questa è un'altra pagina di storia.

Fonti.

Rodolfo Spahr - Le monete siciliane dai Bizantini a Carlo I d'Angiò (582 - 1282) - Zurigo/Graz, 1976.

Nota. Le immagini sono tratte dall'enciclopedia in rete www.wikipedia.it


Questo articolo è stato inserito il 5 gennaio 2009.

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