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I p e r c u l t u r a

Crocevia di arti e scienze.



"LA SFINGE" DI LUIGI CAPUANA: UN ROMANZO PIRANDELLIANO ANTE LITTERAM?
(Tratto da "Il Verismo svelato", di Ignazio Burgio, Editore Narcissus.me, p. 65)
di Ignazio Burgio.

Luigi Capuana (Mineo 1839 - Catania 1915), il teorico del Verismo, nel 1895 pubblicò un romanzo breve, non verista, dal titolo "La Sfinge". La sua trama ricalca gli stereotipi del romanzo sentimentale della sua epoca, incluso il tragico finale, ma a prescindere da questa emergono fra le sue pagine temi prettamente pirandelliani in anticipo sui tempi. Dal momento che proprio in quel periodo il giovane Pirandello, appena neolaureato, iniziava a frequentare il salotto di Capuana a Roma, si potrebbe anche sospettare che la questione psicologico-letteraria tra "l'essere e l'apparire", tipicamente pirandelliana, ma anticipata nell'opera teatrale "Malìa" dello stesso Capuana, si sia generata proprio dal contatto culturale tra lo scrittore agrigentino e quello di Mineo.

fotografia di Luigi Capuana Nonostante il successo della sua opera teatrale Malìa, Capuana per quasi quattordici anni non scrisse più per il teatro, dedicandosi ad altro: saggi, libri di fiabe per bambini (come Il raccontafiabe pubblicato a Firenze nel 1894) oltre alla lunga stesura del Marchese di Roccaverdina. Tra questi lavori nel 1895 pubblicò in quattro puntate sul periodico "La Nuova Antologia" un romanzo poco noto, La Sfinge, che l'autore stesso definì come una delle cose migliori che avesse mai scritto: e in effetti, pur non essendo un'opera verista (anzi proprio per questo) ma un semplice romanzetto sentimentale, contiene tuttavia aspetti e questioni teoriche relative anche al ruolo del teatro, che fanno venire in mente il Pirandello maturo.
Giorgio Montani – questa la trama – è un commediografo di successo che tuttavia ha difficoltà a completare la sua ultima commedia a cui sta lavorando. Il motivo non è la classica e semplice crisi di ispirazione, ma l'arrivo della sua nuova vicina di casa, la bella Fulvia, vedova e con un bambino. Tra loro due nasce una relazione sentimentale, condizionata anche dal fatto che la donna ama il teatro e specialmente le commedie del Montani. Quest'ultimo che, anche se di mezza età, per la prima volta in vita sua si scopre profondamente innamorato, si sente pieno di entusiasmo anche perchè in tal modo può finalmente studiare nel proprio animo quella passione d'amore che fino a quel momento aveva rappresentato nelle sue commedie solo in maniera intellettuale e libresca, e potrà così rendere i suoi personaggi più vivi e veri:

"...se ne compiaceva anzi, curioso di studiare in se stesso quel che nella creazione dei suoi personaggi aveva dovuto indovinare per intuito d'arte, aiutandosi soltanto con confidenze ricevute, con casi osservati tra amici e conoscenti, mai con la propria esperienza...." (Cap. II) "...Tutti i personaggi dei suoi lavori drammatici non erano altro che riflessi, echi di se stesso, falsità, che un pubblico falsato quanto lui aveva cretinamente applaudito. L'Arianna? Falsità peggio di tutte. Non avrebbe potuto più riprenderla in mano; gli sarebbe parso di maneggiare qualcosa di verminoso. Uomini, donne, quei suoi personaggi? Eh, via! Fantasime, al par di lui che si era compiaciuto di concepirli e di metterli in azione. E come gli sembrava risibile in quel momento, non donna ma aborto di mente malata, la Matilde di Cuor triste, che pure aveva suscitato tanti clamorosi entusiasmi! Ragionavano troppo, sillogizzavano troppo quelle sue pretese creature; vedevano il mondo a traverso gli occhi di lui, pensavano a traverso il suo bizantinismo, scettici per ignoranza, pessimisti per difetto di comprensione, egoisti per via dell'egoismo di lui, avidi, di novità, di rarità, come lui che finora non aveva capito quanto la vita sia più ricca di rarità e di novità che non tutte le sciocche combinazioni della pretesa riflessione moderna...." (Cap. X).

Quando tuttavia entra in scena un vecchio amico della donna, un certo dottor Burtoni, chiamato per curare il gracile bambino di Fulvia, Giorgio comincia a subire drammatiche crisi di gelosia. La donna infatti gli confessa ingenuamente che il dottore è dichiaratamente innamorato di lei, e nonostante Fulvia gli abbia più volte opposto il suo rifiuto, il medico, anche se estremamente rispettoso, non si dimostra per nulla rassegnato. D'altra parte non può sbattergli disinvoltamente la porta in faccia, in primo luogo perchè è molto bravo nel prendersi cura della salute di suo figlio, anche nel caso di gravi crisi, come lo stesso Giorgio ha modo di osservare; ma anche perchè ha aiutato la stessa Fulvia dopo la morte del marito. La relazione tra Giorgio e la bella vedova conosce quindi alternanza di alti e bassi, nei quali il commediografo sospetta la doppiezza ed il tradimento della donna, e momenti di riconciliazione dopo scenate e litigi. Nell'ultimo litigio tra i due, la donna tra le lacrime finisce per confessargli di non essere quella che appare: essa è una donna semplice, amante della vita tranquilla, ma per amore suo ha volutamente artefatto la sua personalità per apparire simile ai personaggi teatrali del commediografo:

"Non ti fidare di certe mie parole, di certi miei atti. Spesse volte ho avuto il malsano piacere di mostrarmi a te l'opposto di quella che sono. Ero presa dalla stupida vergogna di apparirti una donna alla buona, una borghesuccia amante del cheto vivere, delle modeste gioie della famiglia; e ti ho parlato un linguaggio imparaticcio, scioccamente orgogliosa di aver potuto ingannare un uomo come te. Ti amavo, mi sentivo nulla davanti a te; temevo di non piacerti più, se tu mi avessi vista qual'ero; e mi esaltavo di più, rappresentando la triste parte della mia commedia..." (Cap. XVII).

Giorgio Montani a quel punto si sente crollare il mondo addosso, e rendendosi conto delle finzioni della donna – più falsa degli stessi personaggi delle sue commedie – le affibbia l'epiteto di "Sfinge" come nel grande quadro appeso nel suo studio. Quindi sembra riappacificarsi per l'ennesima volta con lei, le dà appuntamento il giorno dopo alle tre, ma all'ora fissata invece di presentarsi da lei si suicida.
Al di là della trama melodrammatica - un classico copione di quei tempi come gli omologhi romanzi non veristi del Verga - emergono molti di quegli argomenti che poi verranno sviluppati da Pirandello: non soltanto la questione delle false maschere di finzione anche all'interno della coppia, la paura del pettegolo "occhio sociale" che tanto assilla Fulvia, o il formale rispetto delle convenzioni; ma soprattutto il ruolo del mezzo teatrale e la questione della "doppia influenza reciproca" tra vita reale, dove si dovrebbero incontrare i "modelli veri" dei personaggi, ed il mezzo mediatico – che sia stampa, teatro o cinema - che non manca di influenzare il pubblico. L'influenza dei modelli, verbali e comportamentali, proposti specialmente dalle arti visive, sugli spettatori che a loro volta li riversano sulla società, si renderà ancora più palese nell'epoca del cinema – che ufficialmente nasce a Parigi appena un paio di mesi dopo la prima pubblicazione a puntate del romanzo – specie con lo sviluppo esponenziale del fenomeno del divismo. Sono questioni che in ogni caso finiscono per anticipare di almeno una decina di anni – perlomeno ufficialmente - il giovane Luigi Pirandello che in quel periodo era ancora soltanto uno spaesato neolaureato che si dedicava soprattutto a scrivere volumi di poesie. Capuana lo aveva incontrato a Roma nel 1890, quando il giovane agrigentino era ancora uno studente. Quando questi dalla Germania, dove si era nel frattempo laureato, ritornò a Roma, cominciò a frequentare assiduamente il salotto dello scrittore verista, e su suggerimento di questi iniziò a scrivere le prime novelle. Anche se certamente La Sfinge è tutta farina del sacco del Capuana, incuriosisce il fatto che lo scrittore di Mineo in un momento di vera genialità in anticipo sui tempi abbia scritto questo romanzo mentre il giovane agrigentino cominciava a frequentare la sua casa romana: quanto delle riflessioni psicologiche e letterarie di Pirandello giunsero alle orecchie di Capuana? E quanto del naturalismo psicologico e dello stile verista dello scrittore di Mineo venne accolto o rifiutato dal giovane agrigentino? Sono certamente questioni degne d'interesse, ma probabilmente destinate a rimanere senza risposta.





Il Verismo svelato.
www.UltimaBooks.it
www.TimReading.it
www.LibreriaRizzoli.Corriere.it
ed altre ancora...




Questo articolo è stato inserito il 6 dicembre 2015.



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