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Crocevia di arti e scienze.

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LE GIOIE DELLA DEVOZIONE
di Sandro Torrisi.


Busto di Sant'Agata con i relativi gioielli Il trecentesco busto-reliquiario di Sant'Agata adorno delle magnifiche gioie, ci appare come una perfetta silloge della Parola di Dio, secondo il linguaggio medievale delle gemme, gemme incastonate nell'oro il nobile metallo simbolo dell'eternità e del trionfo.
Quest'unico sfavillìo che è al contempo capolavoro della natura e dell'uomo, è dato dai quasi 400 pezzi: anelli e croci vescovili, ciondoli, collane, spille, medaglie, anelli, onorificenze, fiori; i cui elementi d'estetica, di tecnica forniscono un'analisi completa della storia del gioiello siciliano dal XV al XX secolo.
I gioielli oggi allocati sul busto sono il frutto di una scelta, voluta dall'allora arcivescovo di Catania il Cardinale Giuseppe Francica-Nava, il quale volle mantenere le gioie di particolare raffinatezza e valore veniale.
Tra loro spicca la celebre corona in oro, posta sul capo, costituita da 13 placche arricchite da altrettanti fiordalisi. La tradizione asserisce che detta corona sia stata dono del re d'Inghilterra Riccardo Cuor di Leone, gli studiosi pur concordando che il manufatto sia stato confezionato per un regnante, data l'elaborazione, non sono in grado di indicarne il possessore.
Ricoprono il busto la sfavillante croce pettorale in smeraldi e brillanti del già citato Cardinale Nava, croce donata e confezionata – si narra – con tutti gli smeraldi posseduti dalla madre, da orafi romani.
La croce pettorale del beato Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, che tante volte, lo stesso, portò al monte dei pegni per soccorrere i più bisognosi; ed ancora le croci pettorali dei vescovi catanesi: Deodati, Ferro, Ferrais, Patanè, Ventimiglia quest'ultima – secondo le volontà del presule – deve essere venduta in caso di necessità e il ricavato distribuito ai poveri.
Tra gli altri magnifici pezzi ci piacciono ricordare i particolari ciondoli, posti nella parte anteriore bassa del busto, realizzati in oro, smalti, perle o corallo, a forma di ranocchio, di cane, d'angelo che lancia una freccia su un drago marino, di lanternino, di suonatore di chitarra, di struzzo e d'aquilotto; altri due, davvero deliziosi, raffigurano uno, una sirena reggente con la destra il sole (un rubino inciso) con la sinistra una corona; il secondo una vittoria alata coronata, reggente con la sinistra una palma e con la destra un mazzo di fiori, oggetti che ci rimandano a quelli esposti al Museo degli Argenti di Firenze.
Tra i numerosi anelli, perlopiù in smeraldo e brillanti, vogliamo ricordare l'anello in oro con una grossa ametista girato da 12 brillanti offerto dalla regina Margherita di Savoia nel 1881 allorquando venne in visita nella città dell'elefante con il consorte il re Umberto; ed ancora l'anello con topazio orientale dono del vescovo catanese Bonadies, un anello di oro con il volto di Cristo in corallo di fattura Trapanese.
Arricchiscono il tesoro della Martire Agata numerose collane e cinture, poste sia nella parte anteriore ma principalmente in quella posteriore, ove si stendono a tutto contatto serrato formando come una gradita tessitura che copre completamente le spalle; tra quelle poste sul davanti meritano attenzione la bellissima collana in ametiste dono della baronessa Zappalà, e il collare del Toson d'oro formato da placche in oro smaltato. Delle cinture ricordiamo quella in oro smaltato con lo stemma di Giulio Tudisco, quella a maglie ovali con la medaglia in oro con un santo e con lo scudo della famiglia Gravina.
Altri ex-voto di particolare ricercatezza sono: un fiore di oro smaltato con smeraldi donato da Mario Angelo Tudisco, una crocetta di Malta di 33 brillanti, un anello di brillanti dono del Gran Priore Paternò Raddusa, la croce d'oro che tiene la Vergine Agata nella mano destra adorna di dieci smeraldi dono del vescovo di Catania Mons. Bonaventura Secusio, databile agli anni del suo vescovato 1609-1618.
L'argenteo busto è custode della croce della Legion d'Onore con la quale Luigi Filippo d'Orleans, sovrano dei francesi, insignì nel 1835, Vincenzo Bellini. La croce fu donata alla concittadina Agata dai familiari del Cigno nel 1876, in occasione delle feste belliniane, svoltesi, per il ritorno dei resti mortali del compositore.
La devozione alla Patrona di Catania non è prerogativa dei soli catanesi, ciò lo testimonia la croce pettorale, in topazi gialli, del beato papa Pio IX nel cui rovescio, entro una corona di spine si legge:1877 Pio IX offrì 6 giugno.
Una piccola croce in oro e lapislazzuli, donata dal monaco Don Cesare Goto di Messina.
Una croce di Malta d'oro con una corniola in mezzo offerta da Don Diego Pappalardo di Pedara.
I tempi moderni non hanno cancellato nei catanesi la gioia di offrire alla loro Patrona preziosi come testimonianza d'affetto, profonda devozione o per grazia ricevuta. Limitiamoci a ricordare il dono presentato dall'arcivescovo Luigi Bommarito, il 5 febbraio 1995, una rosa d'oro gioiello appartenuto alla madre, sistemata nel gruppo della croce e dei gelsomini della mano destra; ed ancora un prezioso gioiello offerto, durante i festeggiamenti del 2000, dall'ex sindaco di Catania Enzo Bianco e posto nella mano sinistra.
Contemplando lo sfavillante reliquiario, ci accorgiamo come rifulgano, per quantità e qualità, smeraldi ed ametiste; certamente cosa curiosa ma attingendo al linguaggio delle gemme apprendiamo il loro significato: lo smeraldo per la purezza e l'ametista per l'Amor di Dio.
Crediamo quindi che i catanesi e i devoti d'ogni tempo hanno accolto ciò dal martirio della giovane Agata, e hanno desiderato eternarlo, come l'oro che le incastona.

Nota. Il presente articolo inserito in questo sito per gentile concessione dell'autore, è stato originariamente pubblicato sul periodico "Sotto il vulcano", n. 80, marzo/maggio 2004, pp. 98-99. L'immagine in alto, di pubblico dominio, è tratta dall'enciclopedia in rete Wikipedia.org.

Questo articolo è stato inserito il 27 agosto 2007.


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