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I p e r c u l t u r a

Crocevia di arti e scienze.



ETTORE SCOLA E LA COMMEDIA DELLA DELUSIONE POLITICO-ESISTENZIALE
di Franco La Magna.

E’ stata dedicata ad Ettore Scola, maestro indiscusso del cinema italiano, la manifestazione CineNostrum, uno dei grandi eventi culturali della Regione siciliana, svoltosi ad Aci Catena dal 17 al 24 luglio 2010. Su licenza della casa editrice “Città del Sole” di Reggio Calabria pubblichiamo la sintesi di uno dei saggi contenuti nel catalogo (curato dal nostro collaboratore Franco La Magna insieme al direttore artistico Mario Patanè) che ogni anno accompagna l’evento.

Ettore Scola Il travaso continuo dalla delusione politica a quella esistenziale e viceversa da quella esistenziale alla politica, con lo sfondo più o meno sfuocato dei grandi movimenti della storia, è uno degli elementi strutturali su cui Ettore Scola ha fondato buona parte della weltanshauung dei propri film ed in particolare di quelli della maturità artistica. Dal nostalgico e struggente C’eravamo tanto amati (1974) a Mario, Maria e Mario (1993), i due film - paradigmatici e segnati da mancate epifanie - saldano passaggi cruciali della storia contemporanea italiana, ma i temi di fondo come nella gran parte della produzione “autoriale” e della “poetica” di Scola restano immutati: la fine degli ideali e le inevitabili compromissioni; il lento, fatale, erodersi dei sentimenti; l’ineluttabile scorrere del tempo, il sopraggiungere della vecchiaia e della morte.
“Kantianamente” dubbioso, nel senso di nutrire forti perplessità sulla marcia perpetua del progresso verso la “città ideale”, vicino alla distinzione pasoliniana tra “progresso” e “sviluppo”, Scola mostra di non credere nell’immediato compimento della visione utopica di liberazione dalle storture della “società opulenta”, irrimediabilmente corrotta dal denaro e dalla cupidigia, sempre incline allo spreco e all’ingiustizia programmata. Laico insoddisfatto, politicamente schierato e impegnato, con altrettanto distacco si pone sulla vexata questio del ruolo degli intellettuali e dell’auspicato avvento, del sogno lungamente covato del “superuomo marcusiano”, tappa estrema di quel processo di secolarizzazione e immantizzazione che partendo dalle speculazioni della filosofia classica arriva fino all’uomo positivista di Comte, a quello “nuovo” di Moro, alla società senza classi di Marx ed Engels… “Una delle colpe di cui devono farsi carico gli intellettuali – dice – è che accanto alla sacrosanta lotta per la diminuzione delle ore di lavoro, non c’è stata l’altrettanto sacrosanta lotta per l’occupazione del tempo libero: anche qui l’intellettuale non ha saputo aiutare la massa… E ciò in tutti i campi: la televisione, il cinema, la politica, la letteratura”. Un vuoto oggi ampiamente colmato come e da chi è pleonastico ricordare.
Il percorso di maturazione di Scola, frutto non di aprioristici preconcetti bensì d’una acuta osservazione (quasi da entomologo) dei limiti e delle miserie della natura umana, tuttavia, non è immediato. Dal 1952, poco più che ventenne, inizia a scrivere soggetti e sceneggiature, nel 1964 esordisce come regista in un film ad episodi (Se permettete parliamo di donne, seguito due ani dopo da La congiuntura), dove la lezione di Pietrangeli e Risi comincia ad amalgamarsi dando vita alla sua originale cifra stilistica. Il suo sguardo si apre alla storia come grandioso fondale con il quale l’uomo interagisce e reagisce, in modo paradossalmente inversamente proporzionale allo spazio fisico, che tende invece a restringersi claustrofobicamente (Una giornata particolare, La famiglia, La terrazza…), in un microcosmo archetipico. Nel segno di una continuità e riconoscibilità artistica, trasforma in una costante il vezzo di aggiungere piccole ma significative autocitazioni cinefile, Sfondo lontano, la grande storia irrompe fragorosamente nel mondo e nella vita di personaggi crepuscolari, d’esistenze votate allo scacco, come nel “minimalista” Una giornata particolare (1977) o ne Il mondo nuovo (1982, che ne conferma anche la passione per i film in costume); o ancora nella sala da ballo della periferia parigina di Ballando, ballando (1983). Mai, tuttavia, lasciando disseccare una vena ancor più intimista (Passione d’amore (1981); Maccheroni, 1985; La famiglia 1987; Che ora è, 1989), dove comunque a ben guardare il “minimalismo” conclamato più che destoricizzare incunea la storia nei dettagli, con sguardo indulgente e mai complice e un fondo di pietas, umanesimo e poesia.
Riprendendo dalla letteratura (e dal cinema dei maestri) la lezione “manzoniana”, già all’indomani dell’esordio il cinema di Scola entra nel cono dell’interazione inscindibile tra storia e sentimenti, inoltrandosi nella mutazione antropologica dell’italiano, denunciata dal compianto Pasolini, (ma l’evoluzione in peggio doveva e forse deve ancora arrivare) interpretandone a suo modo i passaggi (il “feuilleton” Dramma della gelosia,1970, grottesco triangolo popolaresco), fino alla sconvolgente estremizzazione della visione “poetica” del sottoproletariato pasoliniano (la crudele “sinfonia dell’orrore” di Brutti, sporchi e cattivi, 1976). Radicalmente opposta, quattro anni prima, era stata la reazione del giovane operaio di Trevico-Torino…viaggio nel Fiat-Nam (1973), “proletario senza rivoluzione” che prende coscienza nella fredda “città-fabbrica” Torino del suo sfruttamento, ma finisce col rifiutare ogni massimalismo ribellistico (scontentando la sinistra estrema) per abbracciare la linea riformista pro-P.C.I.
Parallelamente al binomio storia-sentimento cresce – insieme alla rovinosa caduta della cosiddetta “Prima Repubblica” – anche lo scetticismo laico e l’amaro disincanto, seguito dalla (ri)scoperta di un paese intollerante, ignorante, razzista, dominato da una nuova borghesia arrogante e incolta e perfino separatista. Portando indietro le lancette del tempo - ma chiaramente riferendosi all’Italia contemporanea – Scola gira nel 2001 Concorrenza sleale, pacata e risoluta denuncia delle leggi razziali introdotte nel belpaese degli italiani “brava gente” nel 1938. Scetticismo di fondo nei confronti delle “magnifiche sorti e progressive” (Il mondo nuovo, 1982); nostalgia del tempo andato (Splendor); delusioni, frustrazioni, crisi di valori, impotenza intellettuale, rabbia repressa, velleitarismi parolai (La terrazza, 1980; La cena, 1998) spingono l’occhio indagatore su una più generale condizione d’incupimento del paese (esistenziale, intellettuale, politico), di deriva verso il nulla. Nei film corali straordinaria la capacità registica di Scola di dirigere gli attori utilizzati alla stregua di strumenti musicali, per ricavarne una specie di concerto dove ora prevale il solista, ora il duetto, il trio, il quartetto... Perfetto ed esteticamente efficacissimo l’assemblaggio dell’intera “orchestra”; assoluto il dominio dell’eterogenea e nel contempo unitaria materia trattata; da manuale l’organizzazione delle entrate e delle uscite dei molti comprimari, che ne fanno il più “altmaniano” dei registi nazionali. Un bisogno di narrare il fosco stato di malessere del paese spinge Scola (ormai onusto di premi nazionali ed europei) ad approdare perfino nel noir, con un attualizzato Romanzo del giovane povero (1995, ispirato al celeberrimo romanzo popolare francese), mantenendo una capacità di cogliere i mutamenti (in peggio) della realtà italiana (condensata, ad esempio, nella Roma dell’ultimo, ma meno graffiante, Gente di Roma, 2003) dove ormai la risata ha definitivamente lasciato il passo di fronte alla rovinosa distruzione della democrazia.
Più in generale, guardando all’affollata galleria scoliana di sconfitti si può dire che mostrando, senza astioso sussiego, l’Italia e gli italiani dal dopoguerra agli anni del boom alla disfatta dei sogni, Scola ha voluto ritrarre una condizione esistenziale pressoché atemporale, metastorica, archetipica e comune a tutti gli esseri umani, goffi e penosi naufraghi da sempre incapaci perfino d’essere, l’uno per l’altro, relitto di salvataggio.

Nota. La foto che ritrae Ettore Scola è stata ripresa dall'enciclopedia libera www.wikipedia.org ed è dunque da ritenersi di pubblico dominio. Se non fosse così, dietro segnalazione degli interessati si provvederà alla sua rimozione.

Questo articolo è stato inserito il 24 luglio 2010

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