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I p e r c u l t u r a

Crocevia di arti e scienze.



"ALLA RICERCA DELLA TERRA PROMESSA"
Il dramma dell’emigrazione siciliana nel cinema italiano

di Franco La Magna.
(Articolo pubblicato sul quotidiano "La Sicilia" il 14/06/2011 col titolo "il popolo dei siciliani alla disperata ricerca della terra promessa").


Il cammino della speranza Dolorosa costante della storia d’Italia contemporanea, l’emigrazione non costituisce apparentemente una delle tematiche più frequentate dalla produzione cinematografica nazionale. Non raramente sottrattosi alle scottanti problematiche ad essa intimamente collegate, non altrettanto distrattamente il cinema italiano ha però limitato l’interesse alla figura dell’emigrato, mostrandolo spesso “arrivato”, “realizzato”, addirittura oggetto d’invidia e d’emulazione, a conferma delle “italiche capacità” molto celebrate durante il fascismo ma niente affatto trascurate anche in epoca repubblicana. Stretto nella morsa dell’occhiuta e sospettosa censura giolittiana, nel primo ventennio novecentesco, il cinema muto italiano riserva al massiccio fenomeno migratorio un ruolo del tutto marginale e quando, poi, timidamente l’affronta lo fa con un pietistico “sguardo deamicisiano”., narcotizzandone o tacendone colpevolmente le vere cause (mentre di contro contemporaneamente ben altra rappresentazione ne da il cinema americano).
Limitando l’indagine alla Sicilia e ai siciliani, d’incerta collocazione territoriale appare “L’emigrante” (1915), diretto però dall’eclettico messinese Febo Mari per la Itala Film di Torino, triste espatrio di un vecchio disgraziato poi rientrato in una scompaginata famiglia sempre povero in canna. Quantitativamente limitatissima, nel cinema del ventennio nero l’emigrazione appare confinata in opere patriottarde, in migranti “coatti” ingiustamente perseguitati o nostalgicamente tornati in patria (carichi di quattrini) alla ricerca d’amori perduti. A scuoterne il monotono campionario e il pattume ideologico arriva nel 1939 il drammatico “Terra di nessuno” di Mario Baffico, tratto da due novelle di Pirandello e una di Stefano Landi, ambientato nella Sicilia post-risorgimentale, turbolenta vicenda d’un emigrato che occupa (imitato) un incolto latifondo, ma - duramente perseguitato - dopo un iniziale successo è costretto a ripartire. A malapena tollerato dal fascismo, il film resta una delle poche opere anticipatrici del neorealismo. Nei limiti di un cinema imbozzolato tra telefoni bianchi ed eroismi “alessandrini”, lo stesso Baffico (in coregia con Ignazio Ferronetti) con il realistico “Mare” (1940) riporta ancora sullo schermo - chiaramente influenzato da Verga - il mondo del duro lavoro quotidiano, in una vicenda vagamente ispirata al romanzo del catanese (tre pescatori tornati dagli Stati Uniti con qualche risparmio si mettono in proprio), interpretata dai siciliani Virginia Balestrieri e Giovanni Grasso jr.
Chiusa con il disastro bellico la cupa e cruenta esperienza fascista, assolve il passaggio quasi obbligato dalle tematiche migratorie - per un neorealismo alla ricerca del paese reale anche attraverso il doloroso cammino dell’espatrio - il sanguigno genovese Pietro Germi, girando alla maniera d’un western “Il cammino della speranza” (1950, titolo originario “Terroni”), mélo strabocchevole tratto dal romanzo “Cuori negli abissi” del nisseno Nino Di Maria, odissea di un gruppo di siciliani fuggiti dalla realtà indigente del proprio paese, in cui il viaggio-speranza riassume simbolicamente tutte le avversità dell’espatrio, mentre totalmente ignorato e superato ottimisticamente appare l’inserimento in terra straniera. Tra cronachismo spicciolo, semplicistici dualismi bene-male e labilità ideologiche, Germi evita accortamente le problematiche razziali serpeggianti all’interno del paese, proprio negli anni della massiccia migrazione meridionale verso le megalopoli del nord.
Bislacca immigrazione “siciliana” affronta di contro “Stromboli terra di Dio” (1949) di Roberto Rossellini (una delle pochissime opere cinematografiche in cui si accenna al problema dei profughi), film giocato sul peregrino (per il cinema) “contrasto di culture” e basato su un raffinato uso psicologico delle avversità naturali. Siciliani in migrazione appaiono nel “folcloristico” “Dagli Appennini alle Ande” (1959) di Folco Quilici, proprio alla fine di un decennio che da la stura alla nefanda new entry del tragico o tragicomico migrante-mafioso (di cui si scriverà in seguito), destinato ad un successo addirittura planetario (“Padrino” docet) durato almeno un trentennio. Esauritosi il filone della “mafia fotogenica” (passata dal cinema alla televisione) e della grande commedia (genere sul quale si tornerà), ai migranti isolani torna con “Il sole buio” (1990) Damiano Damiani, improvvido rientro a Palermo dagli USA di Ruggero, che s’innamora incautamente dell’ex amante di un mafioso. Non raggiunge l’agognata America, raggirato da loschi figuri, ma trova lo stesso modo di collocarsi, l’eterogeneo gruppo d’emigranti siciliani fatto sbarcare sulle coste toscane (dove si esibisce il circo di Buffalo Bill) dell’atipico e accomodante “Oltremare” (1998) di Nello Correale, tratto dal racconto di Sciascia “Il lungo viaggio”.Viceversa tetro, desolato, buio, appare “Così ridevano” (1998) interpretazione della visione esistenziale visceralmente pessimistica del calabrese Gianni Amelio, sullo sfondo d’una Torino espressionisticamente fotografata da Luca Bigazzi e invasa dall’ondata migratoria meridionale, qui rappresentata dai due germani siculi, veri e propri agnelli sacrificali d’un incerto riscatto.
Ritorni e fughe temporali baluginano nel rigoroso e brechtinamente straniante “Sicilia”! (1999) di Jean Marie-Straub e Danièle Hulliet (siciliano torna nell’isola dopo quindici anni e incontra la madre), ispirato a “Conversazioni in Sicilia” di Elio Vittorini. Infine, Emanuele Crialese ambienta in una Sicilia arcaica ed ostile, l’antiepico ed antieroico “Nuovomondo” (2006, premiato a Venezia) partenza, perigliosa traversata oceanica, arrivo e stordente impatto (i test eugenetici!) d’un povero drappello di reietti e disperati con terra la promessa.


Nota. Si ringrazia il dott. Franco La Magna, storico e critico del cinema catanese e siciliano per aver concesso il presente articolo, originariamente pubblicato sul quotidiano "La Sicilia" il 14 giugno 2011 col titolo "il popolo dei siciliani alla disperata ricerca della terra promessa". L'immagine riguarda un fotogramma da film "Il cammino della speranza" (1950) di Pietro Germi.

Questo articolo è stato inserito il 2 aprile 2013.

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